Un anno di SCU

Oggi, 14 gennaio 2021, si conclude un anno di servizio civile per due nostre volontarie. Abbiamo chiesto loro di fare un bilancio della loro esperienza. Ecco le riflessioni di Claudia Paganoni

A gennaio del 2020, durante il primo mese di Servizio Civile, come operatrice dello Sportello tutela diritti dell’Associazione Sopra i Ponti sono stata all’Ufficio Disabilità dell’INPS per una pensione, al CUP per un cambio medico e il rinnovo di una tessera sanitaria, agli uffici di Bassa Soglia per un colloquio con i Servizi Sociali, presso la nostra sede e in seguito dagli avvocati per svariate consulenze per il rinnovo di permessi di soggiorno, all’Ispettorato del Lavoro per una denuncia, presso un Patronato per una pensione di inabilità… Prima di gennaio 2020, non avevo mai fatto molte di queste cose o, se le avevo fatte, erano per me, che ho una carta d’identità italiana, il che semplifica non poco le cose. Come collaboratrice del Centro di Salute Internazionale (CSI), ho iniziato a partecipare alle riunioni del progetto sulle diseguaglianze in salute a Bologna e ho conosciuto una zona della città per me ancora inesplorata, Pescarola, prendendo parte alle attività dello Spazio Non Comune, alle riunioni del Comitato abitanti con Acer, a quelle del PON… non avevo mai fatto neanche queste cose, prima. Fra le nuove colleghe, le persone “utenti” dello sportello e quelle residenti a Pescarola, ho fatto più conoscenze in questo mese che in una vita e tanti mondi nuovi si sono aperti davanti a me.

Fin dal primo momento mi è stato chiaro che il mio lavoro come servizio civilista sarebbe stato molto dinamico e vario il che, tirando le somme un anno dopo, posso dire essere stato il suo pregio e il suo difetto: ho imparato veramente tanto, ma a volte è stato difficile focalizzarmi e andare a fondo sulle cose, perché ero inserita in troppe situazioni. Ho lavorato con lo Sportello e con il CSI fino a quanto, nella prima metà di marzo, le attività si sono a poco a poco bloccate per via della pandemia. Non siamo mai state ferme del tutto: le attività di Sportello si sono progressivamente spostate verso il supporto nella richiesta dei bonus e la messa in rete con i progetti di spese solidali attivi in città, mentre con il CSI abbiamo continuato a fare ricerca sulle diseguaglianze in salute e abbiamo cercato di mantenere vivo il rapporto con i pescarolesi dello Spazio Non Comune, scrivendoci delle cartoline.


A primavera inoltrata, siamo a poco a poco potute tornare a incontrarci; la ripresa dei progetti che erano stati sospesi per un po’ non sempre è stata facile, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Un’altra caratteristica di questo anno di Servizio Civile è stata l’incertezza dovuta alla pandemia, che ha fatto sì che i progetti siano stati rimodulati più volte, perché alcune priorità sono mutate e per l’impossibilità concreta di svolgere certe attività “in presenza”. Ad esempio, adesso a Pescarola sto seguendo due progetti: la distribuzione alimentare a domicilio e il giornalismo dal basso per raccontare la propria esperienza di vita durante la pandemia – attività che svolgiamo allo Spazio Non Comune con due persone alla volta al massimo. Da parte delle mie responsabili e delle mie colleghe, sia di Sopra i Ponti che del CSI, c’è stata una grande forza e capacità di non “gettare la spugna” e reinventarsi, di non perdere la voglia di fare, anche in alcuni momenti in cui questo non era per nulla scontato. La vita delle piccole associazioni del terzo settore non è facile, altra lezione fondamentale che ho appreso da questo anno di Servizio, in primis dal punto di vista della sostenibilità economica; il che fa abbastanza rabbia, considerando che queste svolgono lavori fondamentali in città, ma spesso le operatrici sono volontarie o percepiscono stipendi precari tramite i bandi. Comunque, nei momenti di massima difficoltà, la passione delle mie colleghe ha fatto sì che si andasse avanti. Abbiamo da poco saputo che né il CSI né Sopra i Ponti quest’anno sono state selezionate per il Servizio Civile, perché non hanno soddisfatto alcuni parametri richiesti dallo SCU – che ultimamente tende a privilegiare associazioni e categorie più grandi, con un maggior numero di soci.*

È un vero peccato, perché queste piccole associazioni hanno davvero bisogno del lavoro delle volontarie dello SCU, a causa appunto delle ristrettezze economiche. D’altro canto, la vera nota dolente del servizio civile è a mio parere proprio il compenso troppo basso (poco più di 4 euro l’ora), considerato un rimborso spese per lavoro volontario. Il che andrebbe anche bene se si trattasse davvero di volontariato: io e i miei altri amici quasi trentenni, che abbiamo scelto il servizio civile dopo la laurea magistrale, l’abbiamo fatto perché non trovavamo un lavoro vero e proprio, chiaramente puntando sulla forte valenza formativa che un’esperienza del genere può avere, ma comunque approcciandolo come un lavoro e quindi facendo secondi e terzi lavori per arrivare a uno stipendio che consentisse di pagare un affitto e tutto il resto. Sarebbe bello non nascondersi dietro l’ipocrisia della libera scelta del volontariato, rendendosi conto delle condizioni strutturali in cui si trovano i giovani in questo paese, e quindi alzare anche solo un po’ il salario, anche per far sì che i “volontari” siano maggiormente concentrati e non distratti dal non arrivare a fine mese.

Tornando all’esperienza con Sopra i Ponti e CSI, a proposito della passione delle mie colleghe, vorrei aggiungere che l’arricchimento forse più grande per me è stato aver lavorato in un clima sereno e affettuoso e mai da sola, sempre inserita in una dimensione di gruppo, in entrambe le associazioni, qualche volta addirittura vedendole collaborare fra loro. Un fatto che mi ha molto colpita è avvenuto circa un mese fa, quando i progetti Sportello e Pescarola si sono fortuitamente incontrati: una famiglia che conosceva l’Associazione Sopra i Ponti mi ha chiamata per chiedere un supporto nel rapporto con Acer e abbiamo scoperto che vivevano proprio nel comparto di Pescarola dove operiamo con il CSI, il che ha consentito di metterli in contatto con il Comitato residenti che il CSI ha contribuito a far nascere e portare avanti in questi anni, affinché la famiglia venisse da loro supportata. Questo fatto è per me molto significativo perché con lo Sportello abbiamo agito sempre rifiutando l’assistenzialismo, ponendoci in un’ottica di capacitazione, per cercare di rompere le dinamiche di dipendenza fra persone e servizi. Il CSI è animato dalla stessa volontà nelle sue azioni sul territorio,fra cui il supporto al comitato residenti nelle case popolari. Dunque, il lavoro delle due associazioni si è in questo caso incrociato, per cui ho dovuto solo mettere in contatto la famiglia in questione con il comitato, che ora stanno operando in autonomia.

Alla fine di questo anno, posso dire di conoscere molto meglio la città in cui vivo ormai da tanti anni, di avere una maggiore consapevolezza del territorio e sapermi muovere in maniera più agile fra gli attori istituzionali e non nell’ambito del sociale. Pare inoltre che si stiano aprendo nuove possibilità per il mio futuro lavorativo e ne sono molto felice, perché credo che il senso di questa esperienza dovrebbe essere anche questo.

*aggiornamento: notizia di oggi, il governo avrebbe messo altri soldi nello SCU, cosa che permetterebbe di far rientrare i progetti a cui sono collegati i nostri nel numero di quelli finanziati

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